Matteo Renzi, è stupito che Conte abbia declinato l'offerta del Pd?
«No, conoscendo la sua proverbiale mancanza di coraggio non
ho mai avuto dubbi. È un uomo che vive di sondaggi ma che ha un terrore senza
fine di misurarsi con i cittadini. Vive di like, ma terne il voto».
«Vedremo, speriamo torni il buon senso in casa Pd. Non devono
rincorrere i grillini, ma fare politica».
«Bellissima frase. E in Parisi c'è una dignità della
riflessione politica che nessuno degli adepti del cosiddetto Ulivo 2.0
minimamente conosce. Tuttavia non credo che perderemmo. Io dico no ad alleanze
coi sovranisti e coi populisti perché penso che il popolo riformista otterrebbe
un risultato decisivo per governare. Non da soli, certo. La stessa cosa del
resto accade un po' in tutta Europa. Il nostro modello è Macron, non la Le Pen
o la Hidalgo per dirla in francese, insomma».
«Forse con i Cinque stelle vinciamo qualche collegio, forse.
Ma perde l'Italia. L'esperienza populista e quella sovranista hanno fallito.
Noi lo diciamo da tempo. Piano piano se ne accorgeranno tutti».
«Il Pd dovrebbe provare a vincere le elezioni prendendo la
guida del Polo riformista come abbiamo fatto nel 2014 ottenendo il 41%. Oggi mi
pare che si stiano accontentando della metà di quei voti. E che stiano
rincorrendo le stelle cadenti del grillismo. Loro vedono i sondaggi sulla popolarità
di Conte e si emozionano: quando si voterà, vedremo quanto queste emozioni si
trasformeranno in voti. La stessa scelta di tirar fuori la candidatura di Conte
dimostra che sono confusi, ma ce ne eravamo già accorti sullo Zan».
«Sono due partite separate. Sul Colle io sono per dialogare
da Meloni e Salvini, fino ai grillini dissidenti: l'arbitro si sceglie insieme.
Alle elezioni questo polo riformista dovrà trovare rappresentanza. Il popolo
del buon senso deve farsi polo politico. Non è facile, io darò una mano in
spirito di squadra e di servizio».
«Ma su. A questo fantascenario non crede nessuno. Serve solo
agli spin doctor del Pd per minacciarci una volta al giorno di buttarci fuori
dalla coalizione. Ormai ci espellono una volta alla settimana. Ma il problema
lo risolviamo alla radice: se imbarcano i grillini ce ne andiamo noi. Voglio
vederli i militanti delle feste dell'Unità sostenere che la Taverna è più di
sinistra della Bellanova».
«Ne parliamo a gennaio. Le urne sono il desiderio di Letta
Meloni, Conte e Salvini, non di Draghi. Fossi uno dei peones mi preoccuperei di
questi leader, non del premier. E glielo dice uno che nelle ultime due
legislature è stato in più di un caso artefice della costituzione di un nuovo
governo, prolungando la vita delle legislature. Io dico che, Draghi o non
Draghi, se i leader dei partiti vogliono le elezioni - e le vogliono anche se
non lo dicono - il rischio voto nel 2022 c'è. Anche perché al 2023 Conte non
arriva, Letta deve fare un congresso, Meloni perde voti rispetto ai sondaggi.
Staremo a vedere, noi siamo pronti comunque».
«No. La gente è molto più avanti di quello che si pensa. E
gli italiani sanno usare non solo il Green Pass ma anche il cervello. Non a
caso siamo ai top della graduatoria mondiale della vaccinazione. Quando ho
sentito la Merkel dire: "vorrei essere come l'Italia", ho pensato che
aver fatto fuori Conte, Arcuri e i banchi a rotelle sia stato un servigio al
Paese di cui vado fiero. Abbiamo svoltato e alla fine il Coronavirus sta piano
piano diventando simile a un raffreddore, grazie ai vaccini».
«No, non dappertutto è così. Pensi solo alla polemica su
Boris Johnson di qualche settimana fa in UK. Ovunque il limite scatta per chi
sta al governo, non per chi sta in Parlamento. Ed è giusto così: chi ha
incarichi esecutivi non fa altro. Chi ha incarichi legislativi può fare
avvocato, architetto, professionista. Tutto assolutamente normale e solo in
Italia si fa polemica per questo. In America, ad esempio, è la regola».
«L'inchiesta su Open è effettivamente imbarazzante,
imbarazzante per i Pm dico. La Cassazione ha annullato quattro diverse
decisioni degli inquirenti fiorentini: credo sia roba da Guinness dei Primati.
Detto questo in un Paese civile un'inchiesta per un presunto reato formale - di
questo si parla non solo non imbarazza ma personalmente non vedo l'ora che sia
chiarita nelle sedi opportune. Noi garantisti facciamo i processi seguendo i
codici di procedura, non i like su Instagram. Sono certo che questa storia finirà
come un boomerang per chi l'ha cavalcata politicamente. Basta avere tempo e non
deprimersi. E da queste parti abbiamo tempo e tanto coraggio».

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