Presentazione libro di Stefano Scaramelli “Chiudi la finestra”
Ben 49 giorni di contagio da coronavirus. La malattia superata con la forza della fede, ma anche con la fiducia nella scienza. E come corollario una famiglia che si riscopre ancora più unita e in grado di stringersi in un abbraccio che è salvezza e speranza.
Di tutto questo, così come della
situazione sanitaria in Italia e in Toscana al perdurare della pandemia, si è
discusso ieri (8 settembre) al baluardo San Salvatore con il vicepresidente del
consiglio regionale toscano Stefano Scaramelli, capogruppo di Italia Viva in
Regione e con il primario di malattie infettive Sauro Luchi. Lo spunto è stato
il libro dello stesso Scaramelli Chiudi la finestra. La sfida invisibile al
Covid.
Scaramelli ha ribadito la sua
adesione personale e di Italia Viva alla necessità di introdurre
l’obbligatorietà del green pass anche per i dipendenti pubblici. Sul tema degli
operatori sanitari, invece, è intervenuto Sauro Luchi: “Non capisco – ha detto
– come uno che di professione fa il medico possa dirsi contrario alle
vaccinazioni. I vaccini e la potabilità dell’acqua sono stati, nella storia, le
principali cause della diminuzione della mortalità nel mondo”.
Al centro della discussione anche la
sperimentazione dell’utilizzo degli anticorpi monoclonali per la cura del
virus. Una sperimentazione portata avanti, in Toscana, da Rino Rappuoli della
Gsk Vaccines e dalla Fondazione Toscana Life Sciences e che è a un punto molto
avanzato. Proprio la famiglia di Stefano Scaramelli, una volta guarita, ha
contribuito alla ricerca donando il sangue per gli studi necessari. E proprio
nel sangue del consigliere regionale è stato trovato l’anticorpo da cui si è
proceduto per andare avanti con l’applicazione nella cura del virus.
Un modo, quello di trovare una cura
al di là dei vaccini, per aprire le finestre alla speranza. Proprio quelle
finestre tenute chiuse dal figlio di Stefano, Lorenzo, l’unico rimasto indenne
in famiglia dal contagio.

Nessun commento:
Posta un commento