Prologo
Ho conosciuto Guelfo a 18 anni, primi anni ’60.
L’ho frequentato, ho lavorato per lui, come faceva prima mio
padre, l’ho aiutato a volte e lui ha aiutato me, con generosità.
Una persona molto intelligente, disponibile, anche umile se
vuoi, dal grande animo, dai grandi ideali, dal grande amore per la nostra Valle
del Serchio e per i suoi abitanti.
Per ricordarlo pubblico qui di seguito, su questo mio blog,
tre racconti dei nostri numerosi incontri, tratti dal libro sulla mia vita che
ho scritto negli anni, ma che forse non uscirà mai. Gli altri li terrò per me.
Il primo: “Conosco Guelfo” il secondo: “Una giornata assieme” il terzo “Il Genio degli affari”.
Perché questo mio libro non uscirà mai? Perché sono
moltissime pagine, scritte negli anni e non ho voglia, di rileggerle e
correggerle. Perché sono cose inedite, direi quasi segrete, sulla Politica, la
Magistratura, la Società Civile, la Massoneria, il mio avvocato mi consiglia di
non pubblicarlo. Perché finirei per rimettere in discussione alcune pagine
della Politica lucchese e non solo, turbando coscienze e il ricordo di amici
veri, costringendo a riscrivere fatti e medaglie al merito. Non ho più voglia
di polemiche, quello che è stato è stato. Amen!
Quando e se ne avrò voglia pubblicherò qualche pagina, qua e
là, di quelle più “tranquille” di fatti inediti e curiosi sui miei 64 anni da
lucchese.
Se dopo la mia inevitabile dipartita, le mie figlie lo vorranno pubblicare, ma non credo, sarà una scelta loro.
Adesso mi piace ricordare con animo lieto alcuni degli incontri con un “grande” Guelfo Marcucci, in tre brevi racconti.
Francesco Colucci
Primo Racconto: “Conosco Guelfo”
Ho conosciuto Guelfo che avevo 18 anni appena compiuti.
Mio
padre lavorava per Lui come consulente fiscale esterno, ma, non avendo mai preso la
patente auto, mia madre od io, neo-patentato, dovevamo accompagnarlo un paio di volte la settimana al Ciocco,
a Castelvecchio Pascoli e a volte a Pisa, alla Farma Biagini.
Guelfo era persona molto affabile, cortese educata e
nell’approfondire la sua conoscenza negli anni, scoprii una persona di grande
intelligenza, carattere, umanità e anche modestia. Un vero Leader.
Mi prese subito in simpatia, quando ero al Ciocco dovevo
restare ore fermo ad aspettare che mio padre finisse il suo lavoro e
intravedevo Guelfo più volte.
Allora il Ciocco era solo la Casa Rossa sperduta nel verde
della tenuta.
Salotto, sala da pranzo, ufficio, cucine, sei camere al piano
superiore.
Quando Guelfo passava sempre indaffarato per le sale o
all’esterno al Ciocco, mi dava una occhiata di sbieco…poi si ricordava chi ero
e sorrideva.
Un giorno mi disse: “ho saputo che hai il permesso di caccia,
(lo avevo preso a 16 anni), perché invece di stare qui a poltrire aspettando
tuo padre non vai a dare una mano a Berto?”
Fece una telefonata e conobbi Berto, che era il factotum
della Riserva di Caccia del Ciocco. Uomo valente, burbero ma simpatico, nel
tempo mi fece conoscere tutta la Riserva e man mano mi dette dei piccoli
compiti.
Sciogliere i cani quando la Riserva era chiusa ma anche, dopo
avermi provato più volte, accompagnarlo nelle battute di caccia.
I Cacciatori, ospiti di Guelfo, erano spesso personalità
politiche od economiche, professori e medici importanti.
Venivano ospitati al Ciocco in maniera eccellente, con Guelfo
che veniva sempre ad accoglierli e salutarli.
Soggiornavano nella Casa Rossa e andavano a caccia o meglio
passeggiavano per i boschi e Berto,
senza sembrare, li guidava verso le zone dove avevamo nascoso, nei cespugli,
fagiani e pernici.
Le personalità che cacciavano erano molto spesso di una certa
età, anche se accompagnati, a volte, da belle e giovani signore, che
presentavano come mogli, con mia grande meraviglia, nella mia ingenuità
giovanile.
La loro abilità a sparare era molto scarsa ed allora Berto mi
insegnò, mentre conducevamo i cani alla ricerca degli animali, a sparare quando
sparavano gli ospiti, colpo sul colpo, senza che se accorgessero.
I fagiani, li uccidevo io, ma loro erano convinti di essere
stati loro e di essere eccellenti tiratori.
A pranzo o a cena si vantavano con le giovani “consorti” della loro abilità venatoria e si gloriavano delle numerose prede abbattute.
In quegli anni ho conosciuta la Maria Lina col pannolone e vista la nascita di Paolo e Andrea.
Secondo Racconto: Una giornata assieme
Per comprendere meglio il personaggio Guelfo e il mio rapporto con lui, riporto uno dei tanti episodi vissuti assieme, molti anni fa.
Conoscendo la mia esperienza fatta come assessore regionale
al turismo, un giorno Guelfo mi chiama, chiedendomi di accompagnarlo a Forte
dei Marmi, per visitare il campo da Golf e dare un giudizio sulla valenza
economico-turistica di questo impianto, che lui stava valutando di acquisire.
Vado a prenderlo al Ciocco con la mia auto, una vecchia Rover e iniziamo il viaggio.
Lo vedo guardarsi in giro, chiedo che cosa cerca e mi
domanda: “il telefono dell’auto dove è?” (sono gli anni in cui si inizia ad
avere i primi telefoni cellulari fissi sulle auto).
Dico a Guelfo che non mi posso ancora permettere questi
telefoni che ancora costavano molto.
Mi guarda perplesso e al primo bar mi dice di fermarmi.
“Scusami ma devo fare un telefonata”: allora ogni Bar aveva il suo bel telefono
a gettoni.
Torna e ripartiamo, dopo pochi chilometri, mi dice di
fermarmi di nuovo al primo Bar: “Devo fare un'altra telefonata”.
Tutto il viaggio è così, ogni bar una sosta con telefonata.
Visitiamo l’impianto, mi chiede il mio giudizio che concorda
con il suo e non vi dirò quale era: ma l’impianto non fu mai acquistato e torniamo
indietro.
Viaggio di ritorno uguale, spesso ad ogni Bar, una fermata
per telefonare.
All’uscita della Bretella, allora vi era un Bar, scendiamo a
prendere un caffè assieme.
Lo vedo uscire ed entrare più volte dal Bar ed infine mi dice
“la parte alta di questo fabbricato si vede bene dall’autostrada: domanda al
barista se ci fa fare una scritta pubblicitaria sul muro indicante la distanza
dal Ciocco.
Apriamo così una trattativa sul muro e poi riprendiamo il
viaggio a singhiozzo, un pezzo di strada e una fermata a un Bar per telefonare.
Un viaggio sfinente di molte ore e molte fermate.
Quando arriviamo al Ciocco mi ringrazia, mi saluta, scende
dall’auto, poi torna indietro e mi dice: “domani torni al Ciocco e troverà un
telefono cellulare da auto per lei, se lo faccia montare così la prossima volta
non devo scendere ad ogni Bar per telefonare”.
Questo era Guelfo: e quello regalatomi da Guelfo è stato il
mio primo cellulare, sia pure per auto.
Anni dopo lo ho sostituito con uno senza filo, ma il vecchio l’ho conservato a ricordo del regalo di Guelfo e della giornata passata assieme.
Terzo Racconto: “Un Genio negli affari”
Un altro episodio del mio rapporto con Guelfo, uno dei
tantissimi avuti che non potrò raccontare tutti per ragioni di spazio o per
riservatezza.
Negli anni ho spesso collaborato con lui nella compravendita
di molte cose, dagli immobili, ad intere aziende.
Una volta mi incaricò di trovargli un acquirente per una sua
grande struttura di molto valore. Una cosa non semplice da vendere, ma trovai
l’acquirente interessato.
Rimarrò per ragioni di giusta privacy su valori schematici, immaginari,
diciamo che Guelfo chiedeva, per vendere, 100 e il cliente, da me trovato,
offriva 70, una distanza importante ma colmabile con una buona trattativa,
anche se, per l’epoca, si trattava di una somma molto importante.
Trattiamo! fu la decisione di Guelfo: Fummo convocati nel suo
appartamento al Ciocco.
Noi eravamo due, Guelfo ed io, l’acquirente si presentò con
avvocato, commercialista, geometra e segretaria.
Iniziammo una discussione accesa che andò avanti per sei ore
filate.
Guelfo inamovibile su 100 gli altri che man mano cedevano e
si avvicinavano a quanto richiesto.
Alla fine delle sei ore di discussione, finalmente la loro
resa: “Guelfo, va bene 100”.
Felice di aver raggiunto l’obiettivo prefissato, ascolto
meravigliato le parole di Guelfo: “signori scusatemi il mio consulente Colucci
mi ha chiesto di parlare un momento da soli” si alza e mi fa cenno di seguirlo
in un’altra stanza.
Appena soli, invece di felicitarsi per l’accordo raggiunto,
con mia enorme meraviglia, mi dice: “Colucci hanno ceduto troppo presto, vuol
dire che abbiamo chiesto poco”
Replico: “Dott. Guelfo (l’ho sempre chiamato così, come tutti
del resto) è vero hanno ceduto in toto alla nostra richiesta, ma dopo sei ore
ininterrotte di trattative.”
Lui mi risponde di fidarmi di lui perché abbiamo chiesto poco
e mi dice: “Ora Colucci torniamo di là e dirò che come consulente lei mi ha
consigliato di non accettare l’accordo” e aggiungerò che: “vista la valutazione
del mio consulente, non posso accettare 100 ma chiedo 120”.
Il compratore si altera, si alza per andarsene, i suoi
consulenti mi guardano in cagnesco, ma non vanno via: Riprendiamo la trattativa
e dopo altre due ore, viene trovato l’accordo per la vendita a 120.
In quel giorno ho avuto conferma, se mai ce ne fosse stato
bisogno, che Guelfo era genio per gli affari…ed io una semplice pedina di una
scacchiera che Lui sapeva ben usare e che, negli affari, non sarei mai
diventato un genio, come lui.

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