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martedì 8 dicembre 2020

Guelfo Marcucci: un Prologo e tre racconti, per ricordarlo a cinque anni dalla sua morte.

Prologo

Ho conosciuto Guelfo a 18 anni, primi anni ’60.

L’ho frequentato, ho lavorato per lui, come faceva prima mio padre, l’ho aiutato a volte e lui ha aiutato me, con generosità.

Una persona molto intelligente, disponibile, anche umile se vuoi, dal grande animo, dai grandi ideali, dal grande amore per la nostra Valle del Serchio e per i suoi abitanti.

Per ricordarlo pubblico qui di seguito, su questo mio blog, tre racconti dei nostri numerosi incontri, tratti dal libro sulla mia vita che ho scritto negli anni, ma che forse non uscirà mai. Gli altri li terrò per me.

Il primo: “Conosco Guelfo” il secondo: “Una giornata assieme” il terzo “Il Genio degli affari”.

Perché questo mio libro non uscirà mai? Perché sono moltissime pagine, scritte negli anni e non ho voglia, di rileggerle e correggerle. Perché sono cose inedite, direi quasi segrete, sulla Politica, la Magistratura, la Società Civile, la Massoneria, il mio avvocato mi consiglia di non pubblicarlo. Perché finirei per rimettere in discussione alcune pagine della Politica lucchese e non solo, turbando coscienze e il ricordo di amici veri, costringendo a riscrivere fatti e medaglie al merito. Non ho più voglia di polemiche, quello che è stato è stato. Amen!

Quando e se ne avrò voglia pubblicherò qualche pagina, qua e là, di quelle più “tranquille” di fatti inediti e curiosi sui miei 64 anni da lucchese.

Se dopo la mia inevitabile dipartita, le mie figlie lo vorranno pubblicare, ma non credo, sarà una scelta loro.

Adesso mi piace ricordare con animo lieto alcuni degli incontri con un “grande” Guelfo Marcucci, in tre brevi racconti. 

Francesco Colucci

Primo Racconto: “Conosco Guelfo” 

Ho conosciuto Guelfo che avevo 18 anni appena compiuti. 

Mio padre lavorava per Lui come consulente fiscale esterno, ma, non avendo mai preso la patente auto, mia madre od io, neo-patentato, dovevamo accompagnarlo un paio di volte la settimana al Ciocco, a Castelvecchio Pascoli e a volte a Pisa, alla Farma Biagini.

Guelfo era persona molto affabile, cortese educata e nell’approfondire la sua conoscenza negli anni, scoprii una persona di grande intelligenza, carattere, umanità e anche modestia. Un vero Leader.

Mi prese subito in simpatia, quando ero al Ciocco dovevo restare ore fermo ad aspettare che mio padre finisse il suo lavoro e intravedevo Guelfo più volte.

Allora il Ciocco era solo la Casa Rossa sperduta nel verde della tenuta.

Salotto, sala da pranzo, ufficio, cucine, sei camere al piano superiore.

Quando Guelfo passava sempre indaffarato per le sale o all’esterno al Ciocco, mi dava una occhiata di sbieco…poi si ricordava chi ero e sorrideva.

Un giorno mi disse: “ho saputo che hai il permesso di caccia, (lo avevo preso a 16 anni), perché invece di stare qui a poltrire aspettando tuo padre non vai a dare una mano a Berto?”

Fece una telefonata e conobbi Berto, che era il factotum della Riserva di Caccia del Ciocco. Uomo valente, burbero ma simpatico, nel tempo mi fece conoscere tutta la Riserva e man mano mi dette dei piccoli compiti.

Sciogliere i cani quando la Riserva era chiusa ma anche, dopo avermi provato più volte, accompagnarlo nelle battute di caccia.

I Cacciatori, ospiti di Guelfo, erano spesso personalità politiche od economiche, professori e medici importanti.

Venivano ospitati al Ciocco in maniera eccellente, con Guelfo che veniva sempre ad accoglierli e salutarli.

Soggiornavano nella Casa Rossa e andavano a caccia o meglio passeggiavano per i boschi  e Berto, senza sembrare, li guidava verso le zone dove avevamo nascoso, nei cespugli, fagiani e pernici.

Le personalità che cacciavano erano molto spesso di una certa età, anche se accompagnati, a volte, da belle e giovani signore, che presentavano come mogli, con mia grande meraviglia, nella mia ingenuità giovanile.

La loro abilità a sparare era molto scarsa ed allora Berto mi insegnò, mentre conducevamo i cani alla ricerca degli animali, a sparare quando sparavano gli ospiti, colpo sul colpo, senza che se accorgessero.

I fagiani, li uccidevo io, ma loro erano convinti di essere stati loro e di essere eccellenti tiratori.

A pranzo o a cena si vantavano con le giovani “consorti” della loro abilità venatoria e si gloriavano delle numerose prede abbattute.

In quegli anni ho conosciuta la Maria Lina col pannolone e vista la nascita di Paolo e Andrea.

Secondo Racconto: Una giornata assieme

Per comprendere meglio il personaggio Guelfo e il mio rapporto con lui, riporto uno dei tanti episodi vissuti assieme, molti anni fa.

Conoscendo la mia esperienza fatta come assessore regionale al turismo, un giorno Guelfo mi chiama, chiedendomi di accompagnarlo a Forte dei Marmi, per visitare il campo da Golf e dare un giudizio sulla valenza economico-turistica di questo impianto, che lui stava valutando di acquisire.

Vado a prenderlo al Ciocco con la mia auto, una vecchia Rover e iniziamo il viaggio. 

Lo vedo guardarsi in giro, chiedo che cosa cerca e mi domanda: “il telefono dell’auto dove è?” (sono gli anni in cui si inizia ad avere i primi telefoni cellulari fissi sulle auto).

Dico a Guelfo che non mi posso ancora permettere questi telefoni che ancora costavano molto.

Mi guarda perplesso e al primo bar mi dice di fermarmi. “Scusami ma devo fare un telefonata”: allora ogni Bar aveva il suo bel telefono a gettoni.

Torna e ripartiamo, dopo pochi chilometri, mi dice di fermarmi di nuovo al primo Bar: “Devo fare un'altra telefonata”.

Tutto il viaggio è così, ogni bar una sosta con telefonata. 

Visitiamo l’impianto, mi chiede il mio giudizio che concorda con il suo e non vi dirò quale era: ma l’impianto non fu mai acquistato e torniamo indietro.

Viaggio di ritorno uguale, spesso ad ogni Bar, una fermata per telefonare.

All’uscita della Bretella, allora vi era un Bar, scendiamo a prendere un caffè assieme.

Lo vedo uscire ed entrare più volte dal Bar ed infine mi dice “la parte alta di questo fabbricato si vede bene dall’autostrada: domanda al barista se ci fa fare una scritta pubblicitaria sul muro indicante la distanza dal Ciocco.

Apriamo così una trattativa sul muro e poi riprendiamo il viaggio a singhiozzo, un pezzo di strada e una fermata a un Bar per telefonare.

Un viaggio sfinente di molte ore e molte fermate.

Quando arriviamo al Ciocco mi ringrazia, mi saluta, scende dall’auto, poi torna indietro e mi dice: “domani torni al Ciocco e troverà un telefono cellulare da auto per lei, se lo faccia montare così la prossima volta non devo scendere ad ogni Bar per telefonare”.

Questo era Guelfo: e quello regalatomi da Guelfo è stato il mio primo cellulare, sia pure per auto.

Anni dopo lo ho sostituito con uno senza filo, ma il vecchio l’ho conservato a ricordo del regalo di Guelfo e della giornata passata assieme.

Terzo Racconto: “Un Genio negli affari”

Un altro episodio del mio rapporto con Guelfo, uno dei tantissimi avuti che non potrò raccontare tutti per ragioni di spazio o per riservatezza.

Negli anni ho spesso collaborato con lui nella compravendita di molte cose, dagli immobili, ad intere aziende.

Una volta mi incaricò di trovargli un acquirente per una sua grande struttura di molto valore. Una cosa non semplice da vendere, ma trovai l’acquirente interessato.

Rimarrò per ragioni di giusta privacy su valori schematici, immaginari, diciamo che Guelfo chiedeva, per vendere, 100 e il cliente, da me trovato, offriva 70, una distanza importante ma colmabile con una buona trattativa, anche se, per l’epoca, si trattava di una somma molto importante.

Trattiamo! fu la decisione di Guelfo: Fummo convocati nel suo appartamento al Ciocco.

Noi eravamo due, Guelfo ed io, l’acquirente si presentò con avvocato, commercialista, geometra e segretaria.

Iniziammo una discussione accesa che andò avanti per sei ore filate.

Guelfo inamovibile su 100 gli altri che man mano cedevano e si avvicinavano a quanto richiesto.

Alla fine delle sei ore di discussione, finalmente la loro resa: “Guelfo, va bene 100”.

Felice di aver raggiunto l’obiettivo prefissato, ascolto meravigliato le parole di Guelfo: “signori scusatemi il mio consulente Colucci mi ha chiesto di parlare un momento da soli” si alza e mi fa cenno di seguirlo in un’altra stanza.

Appena soli, invece di felicitarsi per l’accordo raggiunto, con mia enorme meraviglia, mi dice: “Colucci hanno ceduto troppo presto, vuol dire che abbiamo chiesto poco”

Replico: “Dott. Guelfo (l’ho sempre chiamato così, come tutti del resto) è vero hanno ceduto in toto alla nostra richiesta, ma dopo sei ore ininterrotte di trattative.”

Lui mi risponde di fidarmi di lui perché abbiamo chiesto poco e mi dice: “Ora Colucci torniamo di là e dirò che come consulente lei mi ha consigliato di non accettare l’accordo” e aggiungerò che: “vista la valutazione del mio consulente, non posso accettare 100 ma chiedo 120”.

Il compratore si altera, si alza per andarsene, i suoi consulenti mi guardano in cagnesco, ma non vanno via: Riprendiamo la trattativa e dopo altre due ore, viene trovato l’accordo per la vendita a 120.

In quel giorno ho avuto conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, che Guelfo era genio per gli affari…ed io una semplice pedina di una scacchiera che Lui sapeva ben usare e che, negli affari, non sarei mai diventato un genio, come lui.




 

 

 

 


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