Pubblico volentieri sui miei Blog,
questo articolo di Vincenzo Caciulli, per continuare il dibattito da più parti
avanzato per “liberare” +Europa da lacci e laccetti dei “Costituenti” e finalmente spiegare le vele per costruire un
nuovo autentico partito aperto a tutti coloro che condividano i valori del
Riformismo: laico, cattolico, liberale.
Seguendo i
lavori dell’ Assemblea nazionale di + Europa del 22 e 23 giugno, leggendo i
documenti approvati, l’impressione di una difficoltà ad imboccare con chiarezza
e decisione la via dello sviluppo e
della crescita del movimento è forte. Nata quasi casualmente ( per l’offerta di
Tabacci a Della Vedova e Bonino di sollevarli dalla raccolta delle firme e,
probabilmente, per volontà di Matteo Renzi allora leader del PD) alla vigilia
delle elezioni politiche del 2018, + Europa è riuscita a ritagliarsi uno spazio
politico-elettorale che ha condotto al congresso di fondazione del gennaio
2019. Un percorso che ha suscitato interesse e adesioni, con la nascita di
gruppi territoriali e tematici ad arricchire l’originario patto dei fondatori
(Radicali Italiani – Centro Democratico – Forza Europa).
L’idea base,
quella cioè di creare un movimento definibile con vecchi schemi Lib Lab, era
un’idea di riformismo forte che poteva puntare a rappresentare fasce d’età e
settori economico-sociali ampi. Dal Congresso in poi, tuttavia, al netto del
malpancismo di settori radicali per le modalità e l’esito dell’assise, la
crescita del movimento si è fermata, la sua capacità d’attrazione spenta.
Il risultato delle elezioni europee
parla chiaro. Nonostante gli accordi elettorali con Italia in cammino di
Pizzarotti e il PSI di Maraio e Nencini, non solo non si è raggiunta la soglia
del 4% ma si sono persi voti assoluti rispetto alle politiche del 2018. I
risultati, poi, delle scelte compiute e condotte nelle amministrative , salvo
qualche rara eccezione, sono addirittura disastrosi. E’ gioco forza ritenere che il segretario e
il gruppo dirigente formatosi al congresso non siano riusciti a dare il giusto
impulso al movimento nei mesi cruciali nei quali si preparavano le elezioni
europee e locali. Di sicuro due limiti si sono evidenziati. Il primo riguarda
lo sviluppo organizzativo, il secondo la parte programmatica e comunicativa di
+ Europa. Dopo Milano nessuna relazione né orizzontale né verticale è stata
creata tra i gruppi territoriali che, abbandonati a sé stessi anche nell’organizzazione
della campagna europea, poco o nulla hanno potuto fare per incidere. Sul piano
programmatico, al di là della poco partecipata conferenza di Firenze, ancora
più buio. Mentre l’Italia intera si accapigliava sulla politica interna e i
suoi temi, i gialloverdi interpretavano governo e opposizione, e il PD provava
il richiamo identitario, il voto utile ed occupava con Calenda un territorio
affine, i “dichiaranti” televisivi di + Europa recitavano l’unico mantra
dell’importanza dell’Europa. Così come avveniva sui social con interventi stereotipati
e con l’immagine di Bonino che si sperava (o riteneva) salvifica. Di una presa d’atto dei problemi di percorso
si trova traccia nei documenti
dell’Assemblea del giugno. Una traccia
tenue che non alimenta, per ora, speranze particolari. Eppure, oggi più che
mai, di una forza Lib Lab l’Italia avrebbe bisogno. Una forza riformatrice che
abbia radicalità d’idee e di linguaggi, che voglia mettere mano alle tante
storture del nostro paese in campo economico, sociale, politico ed anche degli
assetti istituzionali. Le sfide della regolazione seria del conflitto
d’interessi, vero e proprio cancro italiano, insieme a quella delle
liberalizzazioni e delle privatizzazioni, a partire da quella della RAI, di una
fiscalità più leggera ed equa, alcuni dei terreni da esplorare. La riforma
degli istituti di welfare, con il riordino che ne renda efficace il sostegno
alle persone e alle famiglie, e la tutela dei consumatori un altro. Il radicale
ripensamento del sistema istituzionale, infine, un terzo. I temi, in realtà, sarebbero infiniti se si
vuole costruire un’Italia più europea e
che resti saldamente in Europa. E’ possibile che una “offerta” politica
modernizzante con queste caratteristiche possa incontrare il favore di un
segmento non banale di popolazione. Ed è possibile farne il perno del contrasto
agli sguaiati populismi grillo-leghisti. + Europa è un’occasione da non perdere
lasciandola divenire quella che si è avviata ad essere: Una sigla e un gruppo
dirigente.
Vincenzo
Caciulli
Vincenzo
Caciulli. Dottore di ricerca in Crisi e trasformazione sociale si è occupato a
lungo di ricerca storica e sociale presso università italiane e straniere. E’
stato consigliere regionale e membro dell’Autorità per le Comunicazioni della
Toscana. Da oltre dieci anni lavora nella comunicazione con esperienze di
amministrazione di società editoriali. Collabora con vari periodici
tradizionali e online.

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