La più importante riforma del Turismo Nazionale avviene negli anni ’80,
con la legge delega del Governo, per mettere ordine alla crescita tumultuosa
del turismo e a agli enti che si ne occupavano. Fu però Mussolini ha dare negli
anni ’30 una prima struttura moderna al Turismo. Infatti è nel 1935
che il turismo viene assegnato al Ministero per la stampa e la propaganda
e nel poi a quello della cultura popolare. Sempre allora furono istituite le Stazioni di
cura, gli Enti provinciali del Turismo, l’imposta di soggiorno, l’obbligo di
denuncia per loro che alloggiavano nelle strutture ricettive, il contributo
speciale di cura e fu imposto un prelievo sulle arti, professioni ed esercizi,
che operavano nelle località dichiarate stazioni di cura, soggiorno e turismo
onde finanziare gli enti che dovevano provvedere allo sviluppo del settore. Fu
il V Governo Fanfani che fece approvare la legge quadro per il Turismo nel
maggio 1983, che riordinava tutto il settore dando alle Regioni poteri di
riforma degli enti esistenti per la creazione, fra l’altro delle APT. Alla fine
degli anni ’80 la Regione Toscana istituiva le APT, come suoi organi sul
territorio, determinava i poteri delle Provincie e dei Comuni, e disciplinava le
strutture di accoglienza e le professioni turistiche. Le leggi della Toscana
sul Turismo sono state più volte modificate nel corso degli ultimi 25 anni,
così come le APT, che da organi regionali, sono passate, nel 2000, alle
Province ed è stato creato un ente regionale del turismo, Toscana Promozione,
per le grandi campagne di promozione regionale. Con l’infausta modifica della
Costituzione sotto il Governo Prodi che assegna il Turismo alla esclusiva
competenza delle Regioni (errore fatale che il Governo Renzi sta cercando di
cancellare con una nuova modifica della Costituzione) nascono tutti gli attuali
problemi del Turismo Italiano. Ogni Regione fa sue leggi sul turismo: Classificazioni alberghiere una diversa
dall’altra, chi cancella le APT e chi ne
fa dozzine, sparisce il Brand Italia, nascono iniziative fantasiose e costose
della promozione, crescono come funghi i vari uffici delle regioni nei paesi
esteri. La Regione Toscana non fa male sotto le Presidenze Chiti e Martini, ma tutto
precipita con l’arrivo del nostro Uguccione Rossi. In pochi mesi tutto il
comparto del turismo toscano viene devastato e sconvolto e tutt’ora vive in uno
stato di abbandono, senza che mai sia venuta da Uguccione una proposta alternativa.
Vengono abolite le APT per concentrare,
si dice, le risorse disponibili nell’ente regionale Toscana Promozione, che però
pochi mesi dopo viene privato di quasi tutte le sue risorse, rimanendo a
galleggiare per pagare gli stipendi al personale. Le competenze del Turismo,
della Promozione, dell’accoglienza e della informazione sono allo sbando, non
si sa più chi se ne debba occupare: Regione, Provincia, Comuni, Unione dei
Comuni, Camera di Commercio, Promos, Consorzi, In pochi anni è sparito tutto.
Nessuno vuol difendere il passato e se la struttura del turismo toscano era da
cambiare, viva i riformatori. Ma oggi, a più di quattro anni del distruttivo
intervento del nostro Uguccione sul Turismo, nulla si è costruito al loro
posto: il vuoto assoluto, intellettuale e normativo. Fa disperare vedere
scomparsa ogni forma di promozione turistica, di comunicazione, Uffici
Informazione decimati, senza materiale cartaceo, con orari ridotti, tutto alla
sbando, ma in compenso la Regione investe ora nella strada della Castagna,
forse per sostituire Arte, Cultura, Terme, Storia, Mare, Montagna, Campagna
della Toscana. Conclusioni: il sistema
del turismo che funzionava bene o male, ma funzionava, è stato affondato dal
novello Schettino. Il sistema ha ancora disponibilità economiche rilevanti in
mano ai Comuni, per gli introiti corposi della Tassa di Scopo sulle presenze
turistiche. Quello che manca sono le buone politiche, le buone idee, le buone
scelte, ma quelle non interessavano al nostro Uguccione, a lui interessava solo
distruggere un comparto formato da piccoli imprenditori, che lavorano a testa
bassa, ma che non si iscrivono alla CGIL.

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