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sabato 18 marzo 2023

Basta CLN. Calenda sveglia Schlein, Conte e la Cgil dal sogno populista (e offre un’alternativa al paese) di Mario Lavia su Linkiesta.it

Think Tank Reformists pubblica un articolo di Mario Lavia su Linkiesta.it sulla partecipazione di Carlo Calenda al Congresso della CGIL.

Carlo Calenda al dibattito al congresso con Schlein, Conte e Fratoianni: “Potrei governare con loro? NO”.

"Giorgia Meloni è stata coraggiosa ad andare e Landini è stato coraggioso ad invitarla". È quanto ha scritto il leader di Azione, Carlo Calenda, a proposito della partecipazione del presidente del Consiglio al congresso del sindacato a Rimini.

"Pugni chiusi, uscite dalla sala e bella ciao - da chi vuole levare il sostegno agli ucraini che resistono davvero - sono solo folcloristiche pagliacciate di contorno"

L'articolo di Mario Lavia

Al Congresso del sindacato di Landini, il leader del Terzo Polo respinge l’ipotesi di ammucchiata antifascista e ricorda che non governerà né col Pd così spostato a sinistra né con i grillini

Cln, no grazie. Se Elly Schlein (con Maurizio Landini) accarezzava l’idea di un comitatone informale, un tavolo permanente o comunque di un antipasto di coalizione tra i partiti di opposizione, Carlo Calenda l’ha messa giù chiara chiara: «Sul merito dei problemi possiamo discutere sempre, ma niente Comitati di liberazione nazionale anche perché grazie a Dio non c’è il fascismo».

La foto di Rimini non è la foto di Firenze della manifestazione antifascista e dunque restituisce l’immagine di un’opposizione che regge in quanto tale, ma che non è la prefigurazione di un’alleanza di governo e anche qui è colpa, o merito, di Calenda aver detto alla tavola rotonda ospitata nel congresso della Cgil a Rimini parole lapidarie: «Non potrò governare con voi».

Lo ha detto agli altri leader presenti, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, la prima osannata, il secondo acidulo, il terzo evanescente.

E Calenda ha fatto Calenda, ringraziato pure da Landini per la chiarezza.

E dunque, contro questo governo di destra, tutti insieme, non c’è chi abbia dubbi: sulla sanità pubblica, sulla scuola, sul fisco (prossima tappa di battaglia), Meloni deve sapere che non riuscirà a incunearsi tra le opposizioni, dopodiché il campo è tutto aperto.

Azione e Italia viva, che stanno concretamente lavorando al processo che porterà al partito unico (nome provvisorio, solo provvisorio: Italia in azione) – martedì via libera al documento finale – invitando ufficialmente Più Europa ora diretta da Riccardo Magi, marcano le distanze da un incombente asse tra il Pd schleinizzato e Giuseppe Conte, e Calenda lo fa sulla base delle idee: sull’Ucraina non sono d’accordo con voi, e agli interlocutori, e alla platea che subito rumoreggia, dice: «Regà, volete che vi dica “All you need is love” o che parli chiaramente?» – ed è l’inizio di un duello con i delegati che battono le mani a Conte che ironizza sui presunti voti di Calenda «e del tuo amico Renzi» insieme alla destra.

Al che, il leader di Azione si è scatenato: «Non è mai successo. Visto che applaudite, mi dite quando avrei votato con la destra? Sulla guerra? Ma allora ho votato anche insieme al Pd. È di destra il Pd?  Prima di applaudire come pecoroni, informatevi e leggetevi qualche numero».

Inevitabilmente quel «pecoroni» non piace e giù fischi. Ma al di là del colore (twitterà poi Calenda: «Ho detto le cose che pensiamo dritte per dritte senza retorica e fiocchetti. E mi sono anche divertito, bel confronto») si è assistito a due modi di concepire non solo il ruolo dell’opposizione ma proprio quello della lotta politica.

Se si chiede tutto – come un po’ sta facendo Schlein, che all’inizio del mandato ha bisogno di pescare consenso a mani basse – alla fine non si capisce più quali siano le priorità, e il rischio che il nuovo Pd corre è proprio quello di rigirare una gigantesca marmellata di istanze, richieste e parole d’ordine fabbricando un accumulo di messaggi alla fine nemmeno tanto facilmente decifrabili.

Scegliere, bisogna: è il senso del discorso di Calenda. Schlein dice di «aver amato questo confronto», spera di «chiudersi in una stanza» e non uscirne finché non si sia d’accordo, ma intanto poco prima Conte aveva bombardato il Jobs Act e meno male che non si è parlato di Ucraina o dei decreti sicurezza del governo Conte-Salvini o dei termovalorizzatori: non si voleva rovinare la festa a Landini e Schlein, ma poi ci ha pensato Calenda.

Ancora da costruire, ma è un’altra linea.

Mario Lavia Da Linkiesta.it del 17 marzo 2023



 

 

 

 

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