Think Tank Reformists pubblica un articolo di Mario Lavia su Linkiesta.it sulla partecipazione di Carlo Calenda al Congresso della CGIL.
Carlo Calenda al dibattito al congresso con Schlein, Conte e
Fratoianni: “Potrei governare con loro? NO”.
"Giorgia Meloni è stata coraggiosa ad andare e Landini è
stato coraggioso ad invitarla". È quanto ha scritto il leader di Azione,
Carlo Calenda, a proposito della partecipazione del presidente del Consiglio al
congresso del sindacato a Rimini.
"Pugni chiusi, uscite dalla sala e bella ciao - da chi
vuole levare il sostegno agli ucraini che resistono davvero - sono solo
folcloristiche pagliacciate di contorno"
L'articolo di Mario Lavia
Al Congresso del sindacato di Landini, il leader del Terzo
Polo respinge l’ipotesi di ammucchiata antifascista e ricorda che non governerà
né col Pd così spostato a sinistra né con i grillini
Cln, no grazie. Se Elly Schlein (con Maurizio Landini)
accarezzava l’idea di un comitatone informale, un tavolo permanente o comunque
di un antipasto di coalizione tra i partiti di opposizione, Carlo Calenda l’ha
messa giù chiara chiara: «Sul merito dei problemi possiamo discutere sempre,
ma niente Comitati di liberazione nazionale anche perché grazie a Dio non c’è
il fascismo».
La foto di Rimini non è la foto di Firenze della
manifestazione antifascista e dunque restituisce l’immagine di un’opposizione
che regge in quanto tale, ma che non è la prefigurazione di un’alleanza di
governo e anche qui è colpa, o merito, di Calenda aver detto alla tavola
rotonda ospitata nel congresso della Cgil a Rimini parole lapidarie: «Non potrò
governare con voi».
Lo ha detto agli altri leader presenti, Elly Schlein,
Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, la prima osannata, il secondo acidulo, il
terzo evanescente.
E Calenda ha fatto Calenda, ringraziato pure da Landini per
la chiarezza.
E dunque, contro questo governo di destra, tutti insieme, non
c’è chi abbia dubbi: sulla sanità pubblica, sulla scuola, sul fisco (prossima
tappa di battaglia), Meloni deve sapere che non riuscirà a incunearsi tra le
opposizioni, dopodiché il campo è tutto aperto.
Azione e Italia viva, che stanno concretamente lavorando al
processo che porterà al partito unico (nome provvisorio, solo provvisorio:
Italia in azione) – martedì via libera al documento finale – invitando
ufficialmente Più Europa ora diretta da Riccardo Magi, marcano le distanze
da un incombente asse tra il Pd schleinizzato e Giuseppe Conte, e Calenda
lo fa sulla base delle idee: sull’Ucraina non sono d’accordo con voi, e agli
interlocutori, e alla platea che subito rumoreggia, dice: «Regà, volete che vi
dica “All you need is love” o che parli chiaramente?» – ed è l’inizio di un
duello con i delegati che battono le mani a Conte che ironizza sui presunti
voti di Calenda «e del tuo amico Renzi» insieme alla destra.
Al che, il leader di Azione si è scatenato: «Non è mai
successo. Visto che applaudite, mi dite quando avrei votato con la destra?
Sulla guerra? Ma allora ho votato anche insieme al Pd. È di destra il Pd? Prima di applaudire come pecoroni, informatevi
e leggetevi qualche numero».
Inevitabilmente quel «pecoroni» non piace e giù fischi. Ma al
di là del colore (twitterà poi Calenda: «Ho detto le cose che pensiamo
dritte per dritte senza retorica e fiocchetti. E mi sono anche divertito, bel
confronto») si è assistito a due modi di concepire non solo il ruolo
dell’opposizione ma proprio quello della lotta politica.
Se si chiede tutto – come un po’ sta facendo Schlein, che
all’inizio del mandato ha bisogno di pescare consenso a mani basse – alla fine
non si capisce più quali siano le priorità, e il rischio che il nuovo Pd
corre è proprio quello di rigirare una gigantesca marmellata di istanze, richieste
e parole d’ordine fabbricando un accumulo di messaggi alla fine nemmeno tanto
facilmente decifrabili.
Scegliere, bisogna: è il senso del discorso di Calenda.
Schlein dice di «aver amato questo confronto», spera di «chiudersi in una
stanza» e non uscirne finché non si sia d’accordo, ma intanto poco prima Conte
aveva bombardato il Jobs Act e meno male che non si è parlato di Ucraina o dei
decreti sicurezza del governo Conte-Salvini o dei termovalorizzatori: non si
voleva rovinare la festa a Landini e Schlein, ma poi ci ha pensato Calenda.
Ancora da costruire, ma è un’altra linea.
Mario Lavia Da Linkiesta.it del 17 marzo 2023

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