L'Informatore Lucchese ha deciso di pubblicare l'intervento dato
alla stampa dall'On.le Piero Angelini sul nuovo Ospedale di Lucca che spiega
le molte incongruenze (sic) sull'appalto e la costruzione.
Un intervento documentato e preciso, di grande levatura, che
serve a fare chiarezza su una opera quanto mai discussa, inutile,
dispendiosa, con molti punti oscuri, le cui conseguenze appena iniziate
ricadranno per decenni sulla collettività lucchese e tutto questo grazie alla
protervia della Regione Toscana con il suo Presidente Rossi e la compiacenza
del Comune di Lucca, che speriamo possa essere interrotta da un intervento assai
tardivo, ma ora indispensabile e improcrastinabile del Sindaco Tambellini.
Conti d’oro. Gli esempi difficili del Mose e dell’
Ospedale di Mestre con il ruolo
centrale di Astaldi, avrebbe dovuto indurre , per quanto riguarda la
costruzione dei quattro Ospedali ( Lucca, Pistoia, Prato, Massa) a
particolare prudenza. Così non è stato, né per quanto riguarda i costi di
costruzione, né per quelli di gestione; il tutto nella totale mancanza di
trasparenza, dal momento che tutti i dati relativi a costruzione e gestione
del S. Luca sono stati mantenuti dal SIOR ( l’Associazione delle quattro
aziende sanitarie), riservati e segreti. Al Sindaco, ora Presidente della
Conferenza dei sindaci, chiamata dalla legge regionale (art. 12, comma d,
della L.R.40/2005), a esaminare ed esprimere pareri “sugli
atti di bilancio dell’azienda”, avevamo chiesto, nella riunione di Consiglio
del 7 u.s., di fornirci i dati di costruzione e gestione contenuti nel
PEF ( Piano economico Finanziario, approvato dal SIOR, con deliberazione n.95
del 17/11/2014, ma controfirmato e fatto proprio per l’Azienda sanitaria
lucchese dall’allora Direttore Polimeni) . Il Sindaco ha parlato d’altro.
Costo
dell’opera. Il costo dell’opera è lievitato notevolmente dal primo piano
finanziario, nel 2005 all’ultimo nel 2014, in misura non compatibile con la
finanza di progetto, che , con un progetto da subito adeguato, dovrebbe
evitare le continue varianti in corso d’opera, causa dell’ aumento dei
costi. Comunque, nell’Accordo di programma del 18/11/2005, sottoscritto anche
dal Comune di Lucca, si prevedeva che il costo totale dell’opera fosse di
352,286 milioni ( 84, 706 per Lucca), finanziati per 169,111 milioni dallo
Stato ( ex art. 20, L.78?/1988: 41, 373 per Lucca), per 95,500 milioni
da dismissioni Usl ( 23,00 per Lucca), 88,675 dai privati ( 20,333 per
Lucca); la quota dei privati secondo la delibera del Consiglio regionale n.
202 del 23/12/2002, doveva essere limitata, “al 25% del fabbisogno
finanziario”: un limite posto per evitare un aumento spropositato delle
tariffe per i servizi, che nella finanza di progetto servono a
rimborsare capitale ( e interessi) messo a disposizione dei privati.
Nella deliberazione del SIOR n.95 del 17/11/2014 che ha approvato
definitivamente il PEF per il progetto “Nuovi ospedali” si certifica
che il maggior costo dell’intervento è di 375,598 milioni un costo più che
raddoppiato, certamente un’anomalia per la finanza di progetto.
Cause dell’aumento dei costi. Dopo la
scelta difficile di Astaldi come “soggetto promotore”, il SIOR ( con
del.15/03), ha portato avanti, sulla base tecnica e finanziaria del
progetto Astaldi, la gara di appalto ad evidenza pubblica; il progetto
Astaldi, secondo il quadro economico e finanziario approvato dal SIOR,
con deliberazione n.24/05, prevedeva un contributo pubblico pari
ad Euro 289.600.000 ( lievitato di 25 milioni rispetto ai valori dell’Accordo
di programma di due anni prima), che, assommato agli 88.675.000 previsti come
finanziamento dai privati, ( che ricordiamolo non doveva superare il
25% del fabbisogno finanziario, avrebbe comportato un costo dell’opera di
378.275.999 ( per Lucca di 84.706.000: 41.373.000 dallo Stato, 23.000.000
dall’Asl), 20.333.000 dai privati). Messo il progetto a gara , è risultato
vincitore ( dopo un’ulteriore procedura negoziata) il Consorzio Toscano
Salute, con una offerta che prevedeva un contributo pubblico complessivo di
euro 215.541.251: circa 74 milioni meno dell’Astaldi), che, assommato al
contributo del privato di 88.675.000, permetteva di realizzare l’opera con
304.216.251.
E’ seguito poi il diritto di prelazione
da parte dell’Astaldi ( poi la società di gestione SA.T.), che è riuscito,
con la compiacenza di SIOR, a piegare l’appalto alle sue esigenze; in
primo luogo per quanto riguarda la gestione del parcheggio e dei
servizi commerciali, gratuiti per l’offerta CTS, messi a tariffa
illegittimamente dalla SA.T.; in secondo luogo, ritoccando i prezzi delle
tariffe dei servizi dati al concessionario, assicurandosi così un aumento di
circa 5 milioni annui ( moneta 2006); ma soprattutto, fermo restando il
contributo pubblico stabilito da CTS, fissato in 215.541.251 Euro,
è riuscito a farsi aumentare notevolmente e illegittimamente il contributo
finanziario ( in violazione della delibera del Consiglio regionale 202 del
2002 ) che è passato dai precedenti 88,675 milioni a 193.918.736;
con il risultato paradossale che il costo dell’opera, che all’inizio della
gara ammontava a 378.275.999, nonostante il consistente ribasso di circa 74
milioni da parte del CTS, si alzava, in seguito allo straordinario
aumento del contributo del privato a di appalto, fino a toccare 421.892.828
euro; per quanto riguarda poi il contributo del privato, anche qui, come a
Mestre, la SA.T. ( la società di gestione per i 4 ospedali creata da
Astaldi), nel 2012, ha acceso un mutuo di 172 milioni, da
rimborsare, insieme agli interessi, attraverso le tariffe dei servizi
parasanitari a lei concessi, contribuendo all’affare miliardario, per quanto
riguarda i mezzi propri, con poco più 20 milioni di euro.
Costi
di gestione. Il raddoppio del contributo del privato ha determinato,
evidentemente, un aumento consistente delle tariffe dei servizi da lui
prestati; infatti la specificità del contratto di project financing consiste
proprio nel fatto che la restituzione del capitale erogato dal
privato con i relativi interessi viene assicurata dai ricavi
proveniente dalle tariffe per i servizi concessi ( da chiarire, dunque, il
perché, nel Quadro economico e finanziario del 2007, su ricordato, si
riporta al punto 5, quali costi dell’opera, 9.915.442,00 per “costi
associati alla operazione di project financing” e 23.190.201,00 per
“oneri finanziari su project financing”, per un totale di 33.105.643 di Euro:
cifre riportate per Lucca nella misura di 12.550.611. Si
tratta di rimborsi straordinari e anomali per le regole corrette della
finanza di progetto, che è necessario chiarire).
Quanto ai ricavi assicurati alla SA.T. dal PEF
2014, essi ammontano alla stato attuale, per i servizi sanitari, a
50.055.281, in moneta 2006, pari dunque a poco più di 60 milioni all’anno; a
3.497.601 euro, sempre moneta 2006, per i servizi commerciali, pari dunque a
circa 4.500.000; il ricavo stimato nei 19 anni ammonta dunque a 1
miliardo e 200 milioni, che lieviterà gradualmente sulla base degli indici di
rivalutazione chiesti e ottenuti dalla SA.T.
Già nella Relazione dl dr.Bocchi, del 2011, da
leggere attentamente, erano indicati gli aumenti rilevanti e generalizzati
per tutti i servizi ( solo per la pulizia un modesto 8,79%, dovuto però
“ alla diminuzione dei mq delle superfici, che passano da
72.265 a 48.973”, dato da ricordare per coloro che continuano ad
affermare che i due ospedali hanno la stessa superficie); per il resto
aumenti consistenti: del 25% per le opere civili, del 54% quella degli
impianti tecnologici, del 20,46% la ristorazione degenza; lavanderia e
guardaroba del 25%; ecc. ecc. Nella Relazione si accennava, però, ai
rischi che comportava la scelta ulteriore di concedere a SA.T. un
minimo garantito di prestazioni, per una serie di servizi (ristorazione
degenti, mensa personale, lavanderia, servizi strutture per la
libera professione, sterilizzazione ferri chirurgici, smaltimento rifiuti) ,
proprio scelta non proprio necessaria, che va a vantaggio soltanto del
concessionario..
Una tale scelta comporta proprio, come si
legge nel Piano Economico Finanziario, che , “qualora uno
qualsiasi dei Servizi citati non raggiungesse il rispettivo livello
minimo garantito”, si corrisponderà al concessionario, oltre “al
pagamento del Servizi prestati”, anche “un importo addizionale”,
costituito dal costo delle “prestazioni mancanti per raggiungere il livello
minimo”, ridotto da un abbattimento contenuto tra il 5%, per la
sterilizzazione dei ferri, al 10% per la ristorazione degenti. Dunque,
tutti i servizi non erogati , sotto il minimo stabilito, si pagano, pur
con un abbattimento irrisorio. Si pagano altrettanto, ma in modo più
salato, le prestazioni eccedenti il minimo, dal momento che il
costo unitario di ciascuna prestazione viene maggiorato di una percentuale
consistente, tra il 18 e il 20%. Preoccupanti le bugie del dr. Polimeni in
proposito, di ipotizzare conguagli tra aziende o tra servizi, tutte smentite
dal PEF, che fissa i minimi garantiti azienda per azienda e servizio per
servizio.
E’ evidente, dunque, che Il Piano Economico
Finanziario approvato dalle aziende sanitarie ha fatto un trattamento di
favore al concessionario Astaldi, non solo per quanto riguarda i costi di
costruzione, ma anche per quanto riguarda il costo delle prestazioni
elargite, che, anche per la stessa Relazione Bocchi , sono giudicati talvolta
sovrastimati ( in particolare per i pasti del personale, per le telerie in
sala operatoria, per la composizione del Kit).
Si dovrebbe cercare di fare chiarezza su
questo punto e verificare se, come è già successo a Mestre, gli
utili della SA.T. non siano sotto stimati; se le clausole sottoscritte non
siano giugulatorie; e avviare, se del caso, una revisione del Piano Economico
Finanziario, anche per motivi di pubblico interesse, come previsto dalla
Convenzione, sottoscritta con la SA.T. da Sior e Aziende sanitarie. Per
intento sarebbe doveroso utilizzare le opportunità date dal PEF, che prevede
che il concessionario, dopo una anno di gestione ( scaduto il 18 maggio),
presenti tutti i conti all’Azianda sanitaria per essere saldati, dall’acqua, alla
luce, agli altri servizi di cui deve farsi carico l’azienda; e, per quanto
riguarda i servizi parasanitari, dove è garantito un minimo,
emetta una doppia fattura, la prima per “l’importo aggiuntivo”
dei servizi non erogati, la seconda “per le prestazioni eccedenti”, aumentate
naturalmente delle percentuali riportate, il tutto da pagare entro 30 giorni.
Noi sappiamo che l’aumento dei costi, di
costruzione e di gestione, ha inciso e incide sulle risorse da destinare al
servizio sanitario; eliminare le tariffe giugulatorie, vuol dire
risparmiare ed aver più risorse per i bisogni sanitari della gente. Il Consiglio
comunale del 7 luglio u.s. era mirato proprio ad acquisire dall’Azienda
sanitaria lucchese e possibilmente dalla Regione, tramite il Sindaco
Tambellini, ora Presidente della conferenza dei sindaci , tutti dati e
le conoscenze che ci permettano di proporre e fare le scelte giuste per la
sanità lucchese, per i prossimi 20 anni.
Mancanza del permesso a costruire. Un’altra grave
anomalia nella Costruzione dell’Ospedale S. Luca è il fatto, da me segnalato
inutilmente a Tambellini dal lontano maggio 2014, che l’opera è stata
costruita senza un permesso a costruire. Infatti, la Conferenza dei servizi,
convocata dal Direttore Tavanti, invece che dal Sindaco di Lucca, dopo la
seconda riunione dell’8/08/2008, veniva conclusa con la delibera n. 566, del
13/08/2008, dallo stesso Tavanti, il quale dichiarava non solo di
ritenerla conclusa con esito favorevole, ma deduceva che questa sua
decisione equivalesse al rilascio del permesso a costruire per l’Ospedale (
una forzatura evidente perché il progetto definitivo verrà approvato
soltanto il 13/10/2008; e, evidentemente, non si poteva dare alcun
permesso a costruire in mancanza del progetto; la debolezza della decisione
del dr. Tavanti è del resto messa in luce dal fatto, che per la varianti in
corso d’opera , approvate successivamente dalla Conferenza dei servizi, è
stato sempre richiesto al Comune il permesso a costruire: v.all.9) La
Conferenza dei servizi, nel 2008, a norma della legge 241/1990, era stata
istituita, però, non per annullare i poteri della amministrazioni, in
particolare il permesso a costruire, ma per ridurne i tempo del rilascio; una
tale posizione è sempre stata riconosciuta dalla Giurisprudenza; tra tutte da
riportare la sentenza del TAR Lombardia Milano, Sez. VI, 9/01/2014,
n.57, secondo cui “La determinazione conclusiva della conferenza dei servizi,
anche se di tipo decisorio, ha pur sempre carattere endoprocedimentale ( cioè
a dire atto interno, senza rilievo esterno) e presuppone quindi un successivo
provvedimento finale”.
Nell’Amministrazione, comunque, c’era gente,
come la dr. Del Porto, che aveva constatato l’anomalia di una tale
situazione e aveva chiesto a Sindaco e superiori di chiarire una tale
delicata vicenda; il geom. Barsotti, poi, aveva chiesto al Dirigente
del settore se, in mancanza di permessi a costruire, non fosse opportuni
interrompere l’intervento; il silenzio di Favilla, che non utilizzava uno
strumento decisivo per fermare l’opera è la prova della sua reale
connivenza.
Va poi ricordato che la dr. Manzione, su mandato
della Del Porto, aveva certificato, in data 12/08/2009, cioè dopo oltre un
anno dal presunto rilascio del permesso a costruire, che non c’era stato
nessun inizio dei lavori; e dunque, ammesso per assurdo che si convenisse
ch-e la conferenza dei servizi avesse rilasciato il permesso a costruire,
esso sarebbe però decaduto per decorso dei termini, come previsto
dalla legge. Il fatto che l’Opera sia stata fatta senza il permesso a
costruire e senza un controllo tecnico del Comune, unicamente su autorizzazione
del dr. Tavanti e dell’Azienda sanitaria, ha comportato effetti negativi
evidenti; ne cito soltanto 1. Nella Conferenza dei servizi il prof. Nardi, a
nome dell’Autorità di bacino, aveva posto la condizione, accettata dalla
Conferenza, che il progetto esecutivo facesse interventi sul canale del
soccorso e sul reticolato idraulico. La SA.T. se ne era guardata bene. E’
Intervenuta in proposito soltanto dopo l’alluvione, facendosi pagare
l’intervento, con una Variante in corso d’opera, di circa 2 milioni. Dirà il
tempo, naturalmente, se la SA.T. senza controllo alcuno, abbia
fatto un lavoro che regge all’usura del tempo.
Conclusione - Tutto ciò
premesso, poiché costruire un’opera, come l’Ospedale S. Luca, in assenza di
permesso a costruire, costituisce una grave violazione di legge, sanzionata
sia sul piano penale, che sul piano amministrativo e poiché una tale
costruzione non può neppure beneficiare dell’Accertamento di
conformità, disciplinato dalle leggi dello Stato e della Regione, le quali, per
rilasciare il permesso a costruire in sanatoria prescrivono il rispetto
del principio della “doppia conformità” e cioè che, a norma dell’art. 36,
comma 1 del DPR 380/2001 ( Testo unico in materia edilizia) “l’intervento
risulti conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al
momento della realizzazione dello stesso, sia al momento della presentazione
della domanda” (il che non risulta presente), abbiamo diffidato il Sindaco,
da oltre un anno, a compiere, nei confronti dell’Azienda Usl 2, anche per
sottrarsi ad un giudizio di omissione, gli atti previsti e richiesti
dall’art. 31, comma 2-5, del Testo Unico in materia edilizia ( cioè la
confisca) e ad applicare, inoltre, le sanzioni pecuniarie previste
dalla legge e quantificate dalla determinazione n.198 dell’8/02/2010, che
sono commisurate al valore venale del bene, realizzato senza permesso a
costruire . Forti di un tale diritto nei confronti di Asl e Regione,
potremmo, a mio avviso, trattare per Campo di Marte da posizioni di forza.
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domenica 12 luglio 2015
l'On.le Piero Angelini sul nuovo Ospedale di Lucca
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